Società Italiana di Chirurgia

Relazione Commissione Editoria

(presentata alla riunione del Consiglio Direttivo del 18/03/05)

Componenti:

Prof.  Ciro Famulari   Presidente
Prof.  Giovanni  Serio   Componente
Prof.   Nicola Picardi   Componente
Prof.    Francesco  Basile   Componente
Prof.   Piero Banna   Componente
Prof.   Pierenrico  Marchese   Componente
Prof.     Lorenzo  Novellino   Componente

Obiettivo  programmatico: Riqualificazione della rivista “Chirurgia Italiana” organo ufficiale della Società Italiana di Chirurgia. Sviluppo nuovi progetti editoriali  

Stato attuale della rivista (ricerca su Pub - Med.)

CHIRURGIA ITALIANA (Chir.  It.)

Data inizio della pubblicazione: 1947

ISSN :  0009 – 4773

Publisher : S I C

Catalogo National Library of Medicine : 0151753

Citazione cartacea      :   Index Medicus, Excerpta Medica

Citazione informatica   :   Medline

Direttore Scientifico    :   Prof. Giovanni  Serio

Direttore Editoriale      :   Prof. Claudio  Cordiano

 

         Il presidente della Commissione ha ritenuto corretto e doveroso, come punto di partenza dei lavori, richiedere una relazione sullo “stato di salute” della rivista al Prof. Giovanni Serio, Direttore Scientifico della Rivista.

 

“Ritengo utile anticipare un aggiornamento sullo stato di attività della Rivista facendo specificatamente riferimento all’andamento dell’ultimo anno. Nel 2004 sono stati  pubblicati 129 lavori per complessive 868 pagine, inserite nei 6 fascicoli pubblicati a scadenza puntualmente bimestrale.

         I tempi di attesa, dal momento in cui il lavoro viene accettato, e dopo correzioni e adeguamenti a norme editoriali, oscillano da tre a cinque mesi.

         Gli articoli oggetto di pubblicazione sono stati:

1)   lavori originali (prevalentemente attinenti a casistiche cliniche)  82

2)   case- reports                                                    33

3)   note di tecnica e miscellanea                               14

I lavori pubblicati in lingua inglese sono stati 48 (37%).

Ad una severa valutazione non sfuggono alcune considerazioni critiche sul livello qualitativo dei lavori che vengono proposti :

a) 

la maggioranza di essi denunciano carenze metodologiche e inosservanza   delle norme editoriali e richiedono una laboriosa revisione perpetrata tra      redazione ed autori;
b)  il numero di ricerche controllate è piuttosto esiguo;
c)  dilaga il genere “case-reports” che, nonostante iniziative di      scoraggiamento, rappresenta nell’ultimo anno il 25% dei contributi;
d) l’iconografia originale non è sempre chiara ed esplicativa e spesso      risultano vani i richiami a migliorarla.”

Dopo questa iniziale valutazione critica il prof. Serio si pone l’obiettivo che è quello che il Consiglio Direttivo ha inserito come “prioritario” nel suo programma”:

Stante così le cose appare legittima l’ aspirazione di esigere una Rivista più qualificata che possa imporsi oltre i confini nazionali e possa conseguire l’ambito impact factor.

 La commissione concorda che questi obiettivi, per quanto pienamente e da tutti condivisi, non possano essere conseguiti nel breve termine e soprattutto senza la fattiva collaborazione di tutti che vada al di la di lodevoli ma sterili formulazioni di intenti.

     Provvedimento più immediato cui si dovrebbe ricorrere è quello di “rendere più selettiva l’accettazione dei lavori sulla base di una compiuta osservanza delle norme editoriali.

     Non accettare lavori che non osservano una rigorosa metodologia di ricerca, rifiutare le casistiche esigue e non correttamente studiate. A tal fine è indispensabile l’introduzione del cosiddetto sistema di peer – review, attraverso 
l’ 
istituzione di un  board di referee, nazionali ed internazionali, che anonimamente sottoponga a revisione gli articoli inviati alla redazione e fornisca il giudizio di accettazione al fine di incrementare gli standard qualitativi degli articoli.

     La commissione, sulla scorta di una analisi delle più accreditate riviste di chirurgia, ritiene sia indispensabile, in accordo con il Direttore Scientifico, effettuare la revisione e la attualizzazione delle norme editoriali della Rivista e la scelta del tipo di articoli da pubblicare da parte di un comitato di esperti.

     In merito alla proposta del prof. Serio, di ridurre o sopprimere i case reports, la commissione, pur consapevole del loro relativo peso editoriale, ritiene che vadano accettati e percentualmente non ridotti.

Da una analisi statistica della tipologia di articoli pubblicati su riviste estere impattate di Chirurgia (rapid communications, brief clinical  observations, case reports, ecc)  la percentuale del 25% di contributi sotto forma di “case reports” della nostra Rivista, appare accettabile. La commissione ritiene altresì che sia opportuno introdurre  nella tipologia di articoli da pubblicare:

-         How I do it : brevi comunicazioni di innovazioni relative a metodi o
      tecniche  di chirurgia che semplificano le procedure e migliorano i risultati;

-         lettere all’editore: brevi reports o lettere relative ad articoli pubblicati sulla
      rivista scritte in modo conciso ed in forma costruttiva.

-         Rapid communications: i manoscritti per questa sezione devono essere
     accompagnati da una lettera che motiva l’urgenza per la pubblicazione.

Tipi di articoli previsti nelle norme editoriali:

a)    original papers ( scientific and clinical research)

b)    editorials, reviews and special articles

c)    case-reports or brief clinical observations

d)    rapid communication

e)    how I do it

f)     letters to the editor      

  Alcuni numeri della rivista possono essere dedicati, anche non interamente, a rivisitare “a topic” con articoli ad invito sotto la direzione di un Guest editor (Seminars in surgery)

Chiaramente ogni tipologia di contributi deve rispondere a precise regole enunciate nelle norme editoriali (numero di pagine concesse, impostazione e numero di parole  dell’abstract, numero di citazioni bibliografiche,ecc.)

In particolare il prof. Serio solleva il seguente problema: “una politica editoriale così impostata porterebbe ad una drastica riduzione delle pubblicazioni, dimezzando il già non eccessivo volume attuale di 120-130 lavori per anno”.

Ancora il prof. Serio: “a questa soluzione si accompagnerebbe la spiacevole constatazione di “chiusura” nei confronti delle prime esperienze scientifiche delle leve più giovani tradendo, in un certo senso, lo spirito societario cui la Rivista, come organo ufficiale della S.I.C., si ispira”.

         La commissione ritiene invece che l’obiettivo principale cui deve tendere la SIC  è quello di una educazione e formazione scientifica dei soci al passo con i tempi, invitandoli all’osservanza delle norme editoriali (come è costume consolidato con le riviste straniere) e stimolandoli ad un maggiore rigore scientifico nella stesura dei lavori inviati per la pubblicazione secondo gli standard della comunità scientifica internazionale.

         La commissione per contenere la paventata riduzione del numero delle pubblicazioni o meglio sperando in un loro aumento, auspica e suggerisce al Consiglio Direttivo di prendere in considerazione ipotesi di lavoro che possano portare alla fusione della nostra Rivista con quella ufficiale della ACOI, nello spirito unitario della SIC.

- Invitare autorevoli esponenti stranieri a redigere leading articles (editorials, reviews and special articles ), relativi anche ad aspetti di didattica,di etica e di formazione professionale, che in numero di uno a due possano inaugurare ogni fascicolo ed offrire maggiore interesse e prestigio alla rivista.

     La commissione ritiene che tale richiesta vada avanzata per prima ai componenti del Comitato consultivo; sarebbe auspicabile che dal Consiglio Direttivo tale richiesta venga considerata una regola istituzionale nei rapporti con questi Soci stranieri. Il prof. Serio a tal proposito  si esprime così “ è una via percorribile e se fosse condivisa e approvata mi sentirei impegnato come direttore scientifico a realizzarla con la collaborazione dei componenti del Consiglio direttivo che potrebbero coinvolgere persone di chiara fama a loro vicini.

     Naturalmente questi articoli ad invito sarebbero del tutto gratuiti; sarebbe opportuno prevedere e predisporre l’eventualità di offrire un compenso di cui la SIC dovrebbe farsene carico prevedendo un reperimento di fondi.

- Incoraggiare i soci ed i ricercatori nazionali a riacquistare fiducia nella Rivista convogliando, anche in essa, qualcuno dei loro migliori contributi.

Sono a tutti noti i motivi della “corsa” dei ricercatori italiani alla rivista straniera “impattata”: maggiore visibilità correlata alla maggiore diffusione e migliore qualificazione ai concorsi nazionali secondo una attuale moda di valutazione. Potrebbe quindi costituire uno sforzo inutile cercare di convincere un ricercatore, specie giovane, a pubblicare su una rivista italiana fino a quando l’impact factor rimane il criterio di valutazione più determinante.

La commissione concorda con il prof. Serio che per invertire la tendenza si debba fare uno sforzo promozionale da parte di tutti i componenti apicali e, primi fra tutti, da parte dei componenti del Consiglio Direttivo la cui azione non è andata nel passato oltre certi propositi di intenti rimasti confinati nell’ambito delle riunioni di consiglio.

Un suggerimento è quello di considerare quotata in ambito nazionale, anche se non ancora fornita di “ impact factor”, la rivista Chirurgia Italiana quale organo ufficiale della Società Italiana di Chirurgia.
- altro punto oggetto di discussione ha riguardato la eventualità di  adottare integralmente l’inglese quale lingua di pubblicazione della rivista nell’intento di acquisire una maggiore visibilità all’estero.

Il Prof. Serio ha evidenziato che attualmente il numero dei lavori pubblicati in lingua inglese si aggira su circa un terzo (37% nel 2004) con una tendenza ad un progressivo incremento.

Secondo il Direttore Scientifico un brusco passaggio alla integrale versione inglese non sarebbe accettato dalla maggioranza dei soci che, a suo avviso, non sono oggi preparati a questa soluzione drastica. Inoltre a suo avviso andrebbe considerato il notevole impatto economico; un lavoro in lingua inglese tra spese di traduzione e di stampa verrebbe a costare non meno di 600-800 euro in media.

Secondo la Commissione è invece auspicabile che la rivista senza alcun indugio venga pubblicata in lingua inglese.

La commissione ritiene che, al fine di limitare il rischio di una potenziale riduzione degli articoli inviati per la pubblicazione, la Utet  (Casa editrice della rivista) dovrebbe curare la traduzione le cui spese devono gravare su un apposito fondo reperito dalla SIC.

La commissione concorda con il prof. Serio, sulla necessità che il Consiglio Direttivo adotti alcuni provvedimenti di politica economica che determinino un contenimento dei costi di pubblicazione in coerenza con il carattere societario della Rivista e con quanto avviene nelle riviste impattate.

A tal proposito si ritiene che la via  perseguibile è quella di dare un forte e preciso impulso alla pubblicità, incrementando le pagine dedicate agli spazi pubblicitari a disposizione delle varie ditte. L’attuale numero di inserzioni, esclusivamente limitato a due aziende, è ad un livello desolante, in raffronto alle riviste straniere.

In un prossimo futuro lo sviluppo di tale progetto potrebbe consentire l’abbattimento delle spese di stampa da parte degli Autori, mentre è auspicabile che restino a loro  carico  solo le spese di stampa e di spedizione dei  reprints.

Pianificazione quindi di un progetto di investimento per la rivista da parte della Società Italiana di Chirurgia.

La Commissione ritiene necessario verificare, in collaborazione con la commissione relazioni internazionali  guidata dal Prof. De Sena, l’ipotesi di gemellaggio con Società  Chirurgiche Europee al fine di concordare scambi e spazi reciproci per articoli scientifici da pubblicare sulle riviste, organi ufficiali delle rispettive Società.

La commissione ritiene infine di sollecitare la verifica di un’eventuale disponibilità di finanziamenti europei per la creazione di una rivista europea ufficiale di chirurgia.

Si fa presente, a tal proposito, che la rivista European Journal of Surgery, publisher Taylor and Francis Ltd, da una ricerca informatica nel catalogo risulta attiva fino al 2003

EUROPEAN JOURNAL OF SURGERY

Titolo abbrev. PubMed EUR J SURG

Issn: 1102-4151 (attiva dal 1991 al 2003

Lingua: english (Medicine – surgery)

Ultimo aspetto esaminato dalla Commissione è quello dello accreditamento ISI (Institute for Scientific Information), poiché è indubbio che l’obiettivo finale per la riqualificazione della rivista s’identifica con l’acquisizione dell’agognato “impact factor”.

Il processo di accreditamento ISI è estremamente selettivo poiché è stato dimostrato che un numero relativamente piccolo di riviste pubblica la gran parte dei risultati scientifici più significativi (legge di Bradford). Annualmente solo il 10% - 12% delle riviste valutate, è selezionato. I fattori presi in considerazione, sia qualitativi che quantitativi, sono relativi agli standard di base della rivista (puntualità nella pubblicazione, rispetto delle regole editoriali internazionali, ecc.), lingua inglese, peer–review, contenuto editoriale, analisi dei dati di citazione correlati.

La commissione non si nasconde le difficoltà che comporta il raggiungimento di questo obiettivo; è bene ricordare che in Italia non c’è nessuna rivista chirurgica con  impact factor. Sono presenti solo diciotto riviste, ad indirizzo biologico o specialistico, con impact factor oscillante tra 0,5 e 1,8 (eccezione Hematologica arrivata a 3).

Un fattore non trascurabile che penalizza le Riviste chirurgiche  è il numero ridotto dei lavori pubblicati in un anno a fronte del numero nettamente superiore di qualsiasi rivista non chirurgica (4000 pubblicazioni annue di Biological  Chemistry) o di quelle chirurgiche internazionali (700 pubblicazioni in media di British Journal of Surgery). L’elevato numero delle pubblicazioni agevolerebbe alcune manovre redazionali tese ad incrementare le citazioni. Un espediente utilizzato da alcune Riviste, infatti, è quello di incrementare volutamente le autocitazioni nelle bibliografie dei lavori pubblicati  (self citation rate). E’ presumibile che nelle riviste con grande volume di pubblicazioni questo espediente possa fornire qualche risultato apprezzabile mentre appare relativamente utile nel caso di Riviste con un numero più limitato di lavori.

Nel percorso del processo di accreditamento  ISI per ottenere una valutazione della rivista, premessa obbligatoria per ottenere l’impact factor la Commissione ritiene che un ruolo attivo e preminente debba essere svolto dalla Casa Editrice (diffusione della rivista, standard editoriali della rivista, sponsorizzazione presso l’Institute for Scientific Information).

Non c’è dubbio che le variazioni editoriali stabilite dalla Commissione (lavori pubblicati in lingua inglese, peer–review, tipi di articoli da pubblicare, ecc) rappresentano le premesse ineludibili.

L’attuale livello di qualità della rivista deve migliorare con il contributo fattivo di tutti. Come auspicato dal Direttore Scientifico, la Commissione, in conclusione, ritiene che traguardo dell’acquisizione dell’impact factor, sebbene auspicabile, non deve costituire un obiettivo assillante nel breve termine, che in prospettiva dovrebbe realizzarsi in subordine al miglioramento della qualità della Rivista su cui bisogna senza indugi attivamente lavorare.

 

                                                Il Presidente della Commissione

                                                                   Prof. Ciro Famulari